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Johnny Hermann – La giocosa dimensione del legno

Questa è l’intervista che ho fatto a Johnny Hermann per L’APERITIVO ILLUSTRATO (n.67/14, Fall Issue)

Chi è Johnny Hermann? E’ “alterego e contenitore”, leggiamo sul suo sito. Progettazione di interni, modellazione e prototipazione, design irriverente sono le sue specializzazioni, o meglio quello a cui pensa ogni giorno, da mattina a sera, intorno al suo tavolo da lavoro. Ormai celebri sono i suoi Wooden Popsicle, di cui parleremo in queste righe. Vive e lavora a Milano.

L’ho incontrato nel suo laboratorio per L’Aperitivo Illustrato, a inizio agosto. Abbiamo bevuto un po’ di birra e chiacchierato un po’, percorrendo la storia che l’ha portato dov’è.

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Johnny Hermann nel suo studio milanese

E la storia vuole che un bambino tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 passasse moltissimo tempo col nonno materno, un tempo macchinista presso il Teatro Dal Verme, in cui viveva. Proprio così: all’interno gli avevano ricavato un laboratorio-abitazione, in quanto sfollato di guerra. Oltre al mestiere di macchinista il nonno era anche fotografo ed ebanista.

“Passavo tanto tempo con mio nonno, dove lui sviluppava le sue fotografie. In questo spazio c’era di tutto. C’era tanto legno, e con tutto questo legno e qualche vite io stavo lì a giocare. Lo facevo anche al buio. Il legno è la mia dimensione.”

Poi è la volta dell’adolescenza: Johnny fa sondaggi telefonici per essere indipendente economicamente dai genitori. Nel frattempo frequenta i geometri. Fa anche il cameriere, il magazziniere e persino il cuoco:

“… ho imparato a fare i cocktail, ho imparato a fare i gelati … E poi sono diventato cuoco. Ho gestito la cucina di un pub irlandese sui Navigli. Al tempo avevo delle camicie in stile americano: in una c’era scritto Johnny, nell’altra Hermann. Gli amici hanno cominciato a chiamarmi Johnny Hermann il cuoco. Avevo diciassette anni”.

Ne ha ventidue quando comincia a lavorare per un negozio di arredamento giapponese, in Porta Ticinese:

“… sono stato lì per sette anni circa. Lavoravo col legno e non solo in un senso veramente tecnico: io so montare armadi e cucine. Posso installare pareti scorrevoli. So progettare una casa su misura e montartla”.

Durante i sette anni da Cignus (questo il nome dell’attività) Johnny frequenta un corso di Furniture Design presso lo Ied (Istituto Europeo di Design).

Mi piaceva lavorare nell’arredamento, ma ero a digiuno dei concetti di design che ho oggi. Il design era diverso, meno diffuso come idea: a Milano non c’erano tantissimi designer. Ora è diverso”.

Si spinge oltre, iscrivendosi all’ISAD (Istituto Superiore di Architettura e Design) e terminato l’anno compie una scelta singolare: decide di frequentare uno stage da modellista (in molti sceglievano il “classico” studio di architettura) ed entra così in un laboratorio di cui poi diventerà socio. Questa esperienza durerà sette anni, al termine dei quali inizierà un periodo di domande e indecisione:

Ero in un periodo un po’ difficile. Un’amica mi incitava a fare dei tentativi, a provare questo e quello. Io le rispondevo di lasciarmi stare, perché stavo facendo ghiaccioli”.

Siamo nel novembre 2012 e Johnny produce, quasi per scherzo, il primo ghiacciolo. L’amica lo vede e lo sprona a continuare. Sa che prima di Natale si svolge a Milano il mercatino di Elita, e vuole essere pronto per quella data. Prepara packaging, logo e materiali, dando un nome a questi oggetti: nascono i Wooden Popsicle. Arriva ad averne pronti 150 per Elita. Questo è un momento cruciale: i lavori di Johnny sono accolti molto bene non solo a Milano, ma anche molto seguiti su Fancy (famoso sito dedicato al photo sharing) e scelti per il Design Boom Mart dell’anno successivo, a New York.

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Johnny Hermann nel suo studio milanese

“ … è stato un periodo strano, è successo tutto in fretta. Ero ad Elita e dallo staff di Fancy mi hanno scritto che volevano 50 PopSicle per i loro uffici. Intanto mi avevano scelto per New York …”.

Il ghiacciolo è ciò che l’ha reso noto, immediatamente riconoscibile. E in effetti i Wooden Popsicle si imprimono nella mente immediatamente, grazie alle linee pulite che modellano un materiale caldo e accogliente come il legno. Già, il legno, perché se c’è una storia e c’è un’occasione, quello che le tiene insieme è un materiale, lavorato con le mani con senso dell’ironia e capacità di giocare. Johnny non è uno scultore. Sarebbe sbagliato definirlo tale, poiché in lui vi è una componente istintiva, ma soprattutto un tocco da designer. Eppure no, non è un designer tipico: in lui vi è un lato artigianale e pratico che viene da un’attitudine e da un percorso diverso, irregolare. E’ un artista? Johnny non si sbilancia, e ha negli occhi un bellissimo riserbo.

Oltre ai suoi oggetti “inutili” (come li ha definiti ridendo) tra i quali citiamo, per esempio, i portafiori, i timbri, i contenitori per bottiglie di birra rigorosamente in legno, Johnny ha realizzato delle vere e proprie installazioni, figlie di una necessità di sperimentare e di tenere aperte porte diverse.

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Per il futuro prossimo Johnny ha le idee abbastanza chiare:

“… nel mio approccio esiste di per sé una serialità, ma i miei oggetti sono fatti rigorosamente a mano. Ci sono tre percorsi che intendo seguire: uno è quello di rendere più automatizzato il processo per una parte dei pezzi che produco. Il secondo riguarda il vintage e dei mercatini di alto livello. Poi ci sono le installazioni: è la mia valvola più creativa e originale”. Il food e tutto quello che ci sta intorno, gli faccio notare, tornano spesso nei suoi lavori: “… è vero, e non è una cosa che ha una ragione precisa …. Ora, però, siamo in prossimità di Expo, e sto pensando a qualcosa che riguarda il pane …”.

Una storia che non è quella di un designer, una manualità da artigiano, una visione diversa da quella dello scultore. Di chi parliamo, quindi? Forse di Mauro Savoldi, che è tutta la storia che avete letto in una volta sola, ma anche l’elemento imponderabile che c’è in lui, che per brevità potrete chiamare Johnny Hermann.

Per saperne di più: www.johnnyhermann.com

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